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Itinerare
RDGA ... e non dico altro ...
Martedì 02 Giugno 2009 00:00

Dedicato ad un Amico.

Ecco i numeri.
2 participanti, 2 motine, 4 cilindri, 4 giorni, 12 valvole, 27 passi, 1700 km, circa 180 lt di benza, 18.749 moschini (e simili) spiaccicati, quasi un marmotticidio, 6 bottiglie di vino, (Gamet, Nebbiolo, Barbaresco) ...



Primo Giorno
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Vabbè, si parte come stabilito, Lecco, Como, Locarno e Centovalli (libidine).
Si prosegue sul "pistone" del Sempione dove, al passo, ci accoglie un freschino quasi spiacevole: 6 C°!
Una fetta di torta, un te, un caffè e giù, verso Brig direzione Martigny. Acqua, piove, mettiamo le tute e, da Bex, prendiamo per il "Pas de Mongines" in Francia, (stranamente chiamato "pas" che determina anche il confine a quota 1.369 slm), sempre accompagnati da una leggera e fastidiosa sgocciolatura.
Si prosegue con una piccola deviazione che ci porta al "Col du Corbier" (1.230 slm). Smette di piovigginare, la strada si asciuga, le curve morbide della RdGA, d'un tratto, appaiono belle e sinuose, continue, come un nastro srotolato nel bosco profumato. (Caspita, che poeta mi sento !).

A Cluses ci chiediamo se non è il caso di fermarci e trovare un posticino per la notte, ma sono le 15,30, quindi decidiamo di tirare avanti (sperando di non fare la fine del primo che ha pronunciato questa frase...!). Raggiungiamo quota 1.618 del "Col de la Colombiere", seguito dai 1486 del "Col des Aravis" che ci infila nella cittadina di ND.de Bellecombe, dove non troviamo neppure un pagliaio. Beh, proseguiamo scollinando i 1.650 del "Col des Saisies", approdando a Beaufort, un nome un programma ! Troviamo giaciglio e vitto. L'hotel appartiene al circuito dei "Logis de France", è gestito da un donnone dotato di ampio apparato respiratorio, che un tempo doveva essere stata un ... peperino. Gironzola anche la figlia, bel viso, spalle strette, fianchi larghini, un figlio attaccato alla sottana ed un altro in arrivo. Ci facciamo un doccino, nel bagno prefabbricato dell'unica camera rimasta. In giro per il borgo ci sono parecchie auto d'epoca, ma tra tutte spicca la mitica Fulvia HF. Oibò stupore, ma sono anche loro lì, a cena con noi. E' proprio l'omino della Fulvia che, vista la mia maglietta (GMG), illuminandosi sotto "les lunettes", inizia la disquisizione sulla sua prima moto, guarda caso una Moto Guzzi.,Iniziamo con una salade e proseguiamo con una fondue savoyard (o savoyenne? non ricordo) e che formaggio vuoi che ci mettano lì dentro ? Ma certo, il Beaufort (un aroma...). Annaffiamo il tutto con due bottiglie di buon Gamet, vino di buon gusto leggero, buon boccato, ma un pochino scarso di corpo. Beviamo anche dell'acqua...Terminiamo con un dolce e, sigh, un caffè ...
Considerata un pò la nostra fame e vista la richiesta della signora di cenare verso le 19.00, abbiamo tempo per farci un giretto del borgo. Nulla di eccezionale se non la grande capacità dei francesi di inculcare nella testa dei turisti che i loro prodotti sono i migliori. Per cui cartelli, a dx e sx, dove ci trovi fotografie di Opinel e di forme di formaggio, vacche stese al sole dei pascoli completamente rilassate e, probabilmente, truccate all'uopo. Troviamo un 'angolino e ci facciamo un "cognachino", un Bisquit: non male per euro 4,20 ! Costi: stanza, cena e colazione euro 130,00 (in due).

A proposito nel racconto manca un angolino dedicato alle nostre due ruote. Beh, la Breva nulla da dire, ma la Stelvio ...accidenti a me che sto lavorando per un cliente molto ...pitima. Ciclistica ineccepibile, alla fine dei conti i km fatti sino a Beaufort sono stati circa 490 ( o giù di lì). Tralasciando il discorso serbatoio e consumo, decisamente l'uno piccolo e l'altro grande, si è comportata benissimo. un piccolo disguido con il brecciolino, prontamente sistemato grazie all'ABS in dotazione e ... al sottoscritto. Le gomme sono parse un po' "gnucche", quasi sempre al limite anche se non espressamente chiamate a lavorare al limite. Il motore gira ch'è un piacere e, sopra i 5000 non ce n'è per nessuno. Anche il pezzettino di autostrada è stato rilassante. Il cupolino della GiVi (più grande) fa il suo dovere.

Secondo giorno.
L'aria frizzante del mattino ci investe dalla finestra aperta su di una stradina secondaria. Lo sguardo rivolto alla zona verso la quale dovremmo andare ci informa che il tempo non è dei migliori.
Scendiamo dalla nostra "hostessa" e divoriamo la colazione, a base di "croissant", caffè, latte, te, pane, burro e marmellata. Giungono le 08,30, fatti i bagagli, caricate le moto, che si sono riposate in garage, si parte destinazione paradiso ...viiiaaaa !!!
Bastano poche centinaia di metri per iniziare la salita verso il "barrage" de Roselend con una strada sinuosa e morbida, ottimo asfalto, umido ma pulito. In poche decine di minuti siamo sul lago di Roselend e scollinamo al "Cormet de Roselend" a quota 1.968.
Raggiungiamo Bourg St.Maurice, e la sua rotonda smistatrice con il museo del formaggio Beaufort, ovviamente ! Non prendiamo per la valle d'Isère in quanto il passo è chiuso; aggiriamo la zona scendendo verso Moutiers, poi per Albertville con deviazione per il "Col de la Madeleine" che scopriamo essere una località sciistica; pochi impianti ma piste, a prima vista, con pendii piacevoli.

Si scollina a 1.993 e scendiamo verso "La Chambre". Durante la discesa scopriamo una strada larga e molto guidabile, con ottimo asfalto e, al solito, poca gente.

Ma 'ccipicchia molte ... mucche che riducono la strada tipo ... lastra di ghiaccio. Mi faccio 15 km. di discesa a motore spento vista la scarsa disponibilità di benza nel serbatoio: almeno ho risparmiato un litro.Mi tornano in mente i tempi del cinquantino, quando le discese erano percorse tassativamente in folle. Raggiungiamo La Chambre, ci spingiamo sino a S.te Marie de Cuines alla disperata ricerca di un distributore. Dopo giri e ricerche varie, lo troviamo, aperto per giunta (è domenica!). Facciamo il pieno nella Stelvio ci infilo...17,50 lt.!!! Che botta di c...o!!!
'Un fa nulla, i nostri eroi riprendono la dura via per il Col de la Croix de Fer, posto a quota 2.067, meta di molteplici ciclisti.
A tal proposito, visto che siamo in zona, perchè non fare un girello anche a "L'Alpe d'Huez"? E così sia! Una stradina improvvisata lì, un traverso dall'altra parte e, ciclisti permettendo, giungiamo nella nota località ciclo-sciistica: uno scempio ed oscenità edilizie a non finire (ed è pure gemellato con Bormio).

Vabbè, un panino e via. Sulla cartina c'è un passettino poco noto : Il Col de la Sarenne, da vedere, ma soprattutto, da vedere è il Lanz, alle prese con lo sterrato.
Il tempo sembra tenere ed in poco tempo raggiungiamo il "Col du Lutaret" (2.060), da lì piombiamo a Briançon, dove prendiamo diretti e veloci per il "Col de l'Isoard" (2.360) che raggiugiamo per mezzo di una strada larga, liscia, bella, con le curve tracciate con il compasso e con un tempo da lupi.
Lo scenario e decisamente strano: si apre ai nostri occhi un ambiente quasi spettrale, con torri di arenaria dilavata e pendii costituiti da detriti minerali. Giungiamo a Guillestre per il "Col de Vars" (2.100) . Il tempo peggiora, la pioggia comincia a farsi sentire e, chilometro dopo chilometro, raggiugiamo la nostra meta per la notte: Barcellonnette!
Un accogliente Hotel nel pieno centro città, ci propone una camera dotata di tutti i comfort: letto matrimoniale, bagno con doccia manuale, animaletti vari (da guardia) ed un gradevole aroma di gasolio che aleggia all'ingresso, nel vano scale, nei corridoi.
Espletate funzioni atte alla cura ed all'igiene personale, ci avviamo per il centro cercando un luogo preposto alla distribuzione di cibarie, che troviamo e subito adottiamo quale nostro fornitore. Non sbagliamo la scelta: il menù è di pregio, il servizio decente e la...fame tanta. Prima di rientrare in Hotel, ci concediamo una partitella a "stecca", inumidita da un paio di bicchieri di buon Whisky. Il crollo è imminente, dopo aver percorso circa 350 km. di cui una diecina diritti, anche il fisico vuole riposare!

Ultima parte, bene direte voi almeno non ci scassa più !
08,30 del mattino un "petite dejuner" ci attende al bar dell'Hotel. L'aria assonnata dell'omino preposto a tal ruolo, non concede nulla di buono alle aspettative, che però vengono ben presto disattese. Ottima ed abbondante colazione e via in moto verso...già verso dove ? Ordunque, il Col de la Bonette è chiuso e il Col de la Cayolle...pure, puor travaux, "porcaux bestiax" ! Vabbè, tentiamo lo stesso. Il tempo non è dei mogliori e ciò fa si che lo spirito sia ... a livello del manto stradale. Adelmo, come si dice, "'un fa nulla" ed attacchiamo la Cayolle. Ci accompagna un motociclista svizzero-francese e la nostra mini colonna si muove verso il suddetto colle. I primi cartelli ci avvisano che la strada resterà chiusa sino al 2 giungo: c...o ma è domani! Andiamo lo stesso. Entriamo nella gola e troviamo un senso unico alternato: evviva, la strada è transitabile. Un lungo percorso a fondo valle in compagnia di un fiume piuttosto impetuoso, poi comincia la salita con una strada non guidabile, ma di estrema bellezza vuoi per il panorama, la vegetazione, il cielo che, nel frattempo, si è aperto. Il silenzio è rotto solamente dalle voci dei nostri motori, che per l'occasione, quasi, quasi, cambiano tono, ritmo, quasi a volersi adeguare alla selvaggia natura del luogo. E deve essere per forza così se per poco non commetto un "due marmotticidi" ! Le graziose bestiole, ferme al lato della strada, non si avvedono del mio passaggio e decidono di attraversare ... quando sto passando io. L'ABS umano funziona egregiamente, salvando le bestiole e il sottoscritto. Giungiamo al passo, posto a quota 2.326, dove riusciamo a farci fare la foto di rito dallo svizzero: eccoci sorridenti, con le motine e la neve. Io sono quello bello!.


Da lì si scende per poi (strano ma vero) risalire al Col de la Couillole posto a circa 1680, per proseguire verso il mitico Col de Turini attraversando, prima, il Col St.Martin (1.500). Il Turini, nella sua configurazione naturale, è chiuso per frana; dovremo trovare qualche deviazione.Durante la discesa percorrendo la D2565, incrociamo due Guzzi, una Breva ed un V11. Breve saluto ed ognuno per la propria strada, che però pare essere la stessa, poichè ci rinicontriamo poco più avanti, quando, io e il Lanz, siamo alle prese con un distributore. I colleghi guzzisti si fermano, e con nostra sorpresa, ci conoscono. Breve scambio di convenevoli e si riparte verso il Turini.
Certo, avere la mia età ed essere ai piedi del mitico colle, meta delle famigerate imprese dei più grandi del rally mondiale, ti da quel senso di ... beh, sono quì anch'io ! Mentre ci avviciniamo all'attacco del colle, mi torna in mente la Fulvia HP incrociata a Beaufort. Cominciamo a salire la strada che porta al colle. Bella, asfalto stupendo, non larghissima, ai bordi ... lasciamo perdere, perchè se guardi giù ... Mah, la moto gira ch'è un piacere, le gomme sono lì, per essere appiccicate al terreno, gli altri motociclisti pare, quasi, che si scansino al nostro passaggio. Mi passano davanti i fotogrammi di un tempo passato, chiuso in un'auto con i fiocchi di neve. No, c'è il sole e la strada è nostra. Via si va si "tira" non al limite, in sicurezza, ma è bello. Ripassiamo i due guzzisti e dopo pochi minuti (30/35, sembravano pochi), arriviamo al colle, dove un nugolo di motociclisti si muove, arriva, parcheggia, mangia, se ne va. Decidiamo di mangiare qualcosa e, in compagnia dei "due", ci sediamo ed ordiniamo una omelette accompagnata da verdure ed una bibita. Si riparte dopo un caffettino. Salutiamo i "due" e prendiamo per Luceran; una deviazione ci porta a fare la "direttissima" per questo paesone, lungo una strada degna di cotanto nome: una curva dietro l'altra con i muraglioni di sostegno che ti guardano imponenti e burberi, quasi a controllarti. Questa deviazione ci porta diretti al Col de Braus posto a 1.000 metri, appena sopra al pezzo di strada de l'Esacarène, direzione Sospel, e da lì, poi, verso il colle di Tenda, che raggiungiamo dopo un buon dx/sx veloci, ma non troppo, in quanto informati della presenza di multavelox; tranne gli utimi km che sono una favola: strada larghissima, asfalto stupendo curve a compasso, il passo del colle di Tenda è chiuso per neve, "straforiamo" e dal versante italiano saliamo al colle; un freddo boia ci viene incontro accompagnato e/o portato dal vento più freddo ancora, ma il colle è preso!

Riprendiamo la via del ritorno, ci fermiamo in un baretto lì, al passo, dopo il traforo, meta di parecchi motociclisti. Un te ed un caffè riscaldano dentro e le mani: ci voleva proprio. Ora destinazione Vinadio. Una strada noiosa, provinciale, con molto traffico; caspita, non ero più abituato a tutto ciò ! 
Giungiamo a Vinadio verso le 16,30, troviamo un giaciglio, ci "accasiamo".

Ordunque, ho un attimo di tempo per cui vi tedio, per l'ultima volta (davvero)!
Eravamo rimasti al nostro giungere a Vinadio, ridente (perchè mai ?) località del cuneese, sede di un forte Albertino del 1.860 (mi pare) restaurato con i soldi dei paesani, della comunità europea, della provincia (e chi più ne ha più ne metta) con la magica Fonte S.Anna e le terme.
Ma c'è di più, nella "ridente località" c'è una trattoria, gestita da mamma e figlio (schizzato) dove si mangia bene e si beve meglio.
Dopo esserci sistemati in albergo, ci siamo diretti in tal trattoria (su indicazione del gestore dell'albergo). Accolti benevolmente siamo stati invitati ad assaggiare, nell'ordine, antipasto della mamma con verdure, funghi porcini, cotolettine all'aceto, alici marinate, frittatina seguita da una pasta del posto, della quale non ricordo il nome, brasatino, dolce della mamma; il tutto annaffiato da un buon vinello, per la precisione un Nebbiolo del 2005. Il caro Luca (il gestore) si è pure proposto di finire lui, questo "nettare", nel caso ne fosse avanzato: carino vero? Ma cascato male!

Vabbè, sacrificato il vitello più grasso, santificato il desinare e riposte le stanche membra a riposo, il giorno dopo riprendiamo la via del ritorno. Destinazione il Colle della Maddalena. Strada umida ma belloccia, con i segni evidenti dell'inverno appena passato: barriere divelte, cartelli piegati, mucchi di detriti misto terra-legno-sassi a i bordi della strada. Il cielo è terso e il sole comincia a farsi vedere. Raggiungiamo il colle dopo aver visto un cadaverino: è stato compiuto un marmotticidio! L'animale giace in mezzo alla strada, probabilmente un'auto, o un bilico visto che ne passano a centinaia.
Una strada sensuale e pulita (D900) ci porta verso Meyronnes, dove prendiamo per il Col de Vars che passiamo per la seconda volta, ma con un tempo decisamente migliore. L'unica pecca la temperatura: 9C°. Proseguiamo verso l'Isoard. La salita al colle ci coglie impreparati. Quello che due giorni prima sembrava un posto lugubre e normale, evidenzia, al contrario, una rara bellezza. Torri di arenaria abilmente lavorati dal vento e dalle piogge si alternano a coni di materiale franoso quasi a far da tappeto (grigio, non verde) ad un gioco di luci ed ombre che ci lasciano basiti. Durante la salita troviamo qualche motociclista, ma poca cosa. Eccoci al colle, un pochino diverso dal passaggio precedente. Un caffè è d'obbligo e, come d'incanto, eccoci serviti di un rifugio "ad hoc": Le Refuge Napoleon. Oh, ma quanti "refuge Napoleon" ci sono ? Abbiamo notato che sono abbastanza frequenti i rifugi con questo nome. questo, però, è serio. E poi il Lanz ha anche trovato un amico.... Ehi, il Lanz è quello a dx nella foto!

La strada che al primo passaggio non era stata goduta appieno, ora si fa apprezzare, e tanto anche. Ripassiamo per la città fortificata, Briançon, dirigendoci verso il Monginevro. La strada non è male, ma è trafficata. Raggiunto il Colle scendiamo verso Cesana Torinese e da quì prendiamo per l'ultimo colle (quell'ermo colle che fu sempre caro...no, un altro), il Colle del Sestrière. Ultima "fatica" percorrere quella strada, lasciando di stucco un motojap che non si aspettava "certe" prestazioni da una Guzzi;
al colle mi guarda e saluta (un pochino triste), poi arriva il Lanz e ci immortaliamo a vicenda sotto la stele (moderna) del passettino. Ultimi attimi di divertimento e poi nulla. Un aneddoto ininfluente per il tour: mosso a compassione ho dato un passaggio ad uno sputterista rimasto a piedi: che brava personcina che sono !
Passiamo sotto lìimponente forte di Fenestrelle: dovrò venire a visitarlo 'sto posto, mi attizza. Dopo tutte queste curvette le gomme mi chiedono un pochino di stada diritta, e strada diritta sia ! Noiosa, ma necessaria, ci infiliamo in autostrada, nella calura del pomeriggio, nel traffico poco sostenuto del rientro, stanchi e col groppone carico di 1.700 km. di puro godimento.

Amen!
Se vi è piaciuto bene, altrimenti scusate.
A noi il girello è piaciuto, molto.
Wlady (Norge in Piega)


PHOTOGALLERY
DEL VIAGGIO

 

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